Archivi del mese: ottobre 2015

ITALIA: Land of “Finalmente anche noi abbiamo il nostro hashtag social-sociale”

FORSE anche noi abbiamo la nostra social “primavera araba”.

No, non stiamo per innescare una rivolta armata, ma finalmente anche in italia c’è un tag che sta unendo tutto e tutti (quasi, perchè al momento in cui sto scrivendo, di alte sfere politiche, non ne ho viste usare l’hashtag di cui andremo a parlare a breve).

#Messinasenzacqua è il # che da ieri si è fatto largo, praticamente in tutte le TimeLine (TL) del twitter di chiunque (o quasi).

Il fatto è grave: Messina è da 6 giorni senz’acqua.

Non è mio compito o volontà entrare nei meriti socio-politici-metereologici-territoriali-etc della questione, ma di certo che se ne faccia eco sui social, e che i giornali rilancino la cosa, è fondamentale per puntare più di un faro sulla questione.

Guardo un attimo ad altro, ad un aspetto che forse non molti hanno notato, ma che i giornali stanno già cavalcando a modo loro.

FINALMENTE ANCHE NOI ITALIANI ABBIAMO IL NOSTRO HASHTAG DI LOTTA SOCIALE.

Sono ANNI che aspettavamo di “unirci” come popolo, su un tema importante, che risvegliasse le coscienze e potesse fare veramente qualcosa.

Anni fa ci abbiamo provato con #ItalianRevolution, per copiare la #SpanishRevolution in atto proprio quei giorni che portò in strada milioni di spagnoli in tutte le città, a far sentire la voce del popolo contro il loro governo a causa della crisi economica che stava iniziando a colpire l’europa.
La riprova la possiamo avere con articoli dell’epoca.
PECCATO PERÒ che, essendo una mera copia e non essendoci quel sentimentalismo nazional-popolare che ci accomuna, mentre a Madrid scesero in 18 Milioni, in Italia, a Roma, si riunirono scarse poche centinaia…. le altre città manco le contarono.
Anzi penso che chi andò in piazza, capendo di essere quattro gatti sparuti, fecero pure finta di non vedersi.
È altresì vero che guardando ora il tag spagnolo ha perso il suo senso di “lotta” e viene usato per ogni futilità, ma direi che la cosa sia fisiologica.
Oltretutto ricordiamoci che la #SpanishRevolution nacque sull’onda di quanto stava succedendo a New York, a Zuccotti Park.

Per fare un riassunto:

L’America ha avuto #OccupyWallStreet, con i suoi sit-in, i suoi gesti con le mani, la reazione della polizia, il suo parco Zuccotti (io parchi son fondamentali, come vedremo).
Oltretutto, questo ha creato anche la moda di dire “Occupy ogni cosa” screditando anche l’intento “rivoluzionario” della cosa, ma un po’ ci hanno pensato i media a screditarlo, un po’ si sono screditati da soli.
(consiglio di guardare la seconda stagione di The Newsroom, in cui si parla -anche- proprio di come la notizia sia montata e poi sgonfiata da un punto di vista giornalistico)

La Spagna, la #SpanishRevolution

La Turchia, #GeziPark.
E qui un capitolo si potrebbe aprire a parte, di come (già per l’egitto in precedenza), lo strumento social sia diventato VERAMENTE uno strumento di rivoluzione portando gente a mettere in atto vere e proprie rimostranze contro il proprio governo fino a sfociare a lotte “fisiche” e non solo “non violente”.
In Egitto son riusciti a far cadere un governo, in Turchia no, ma l’hanno messo seriamente in difficoltà.
La polizia in Turchia è intervenuta duramente con le armi.
I governi (sia egiziano che turco) hanno chiuso i ponti telefonici per “abbattere” l’internet ed evitare che la gente riuscisse a comunicare.
Qui si che son riusciti a fare una RIVOLUZIONE.

Non dimentichiamo la Francia, col suo #JeSuisCharlie, per i fatti accaduti nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdoo.
Ma qui è stato tanto rivoluzionario (ha portato in poche ore centinaia di migliaia di persone in piazza a Parigi), ma da un punto di vista italico (e intendo, di come sia stato usato in italia), si può notare anche leggendo i più recenti twit come sia stato usato solo “schierarsi per moda”, un mero modo per apparire.

Se ce ne siano stati altri, non me ne vengono in mente, ma questi sono “temporalmente” quelli più famosi che hanno monopolizzato internet per mesi, nelle varie stagioni, degli ultimi 3/4 anni.

E arriviamo al più recente, e tutto nostro, #Messinasenzacqua.

Come ho detto più su, già in giornali ne hanno iniziato a parlare, di come la rete si fosse mobilitata, ma il loro punto di vista era (come al solito ormai) non sul caso in se, ma sul fatto che stesse diventando un trending topic.
Come a dire “non so di cosa si parli, ma se ne parla tutto l’internet è notizia e noi diciamo che ne parla l’internet”.
Ma vabbè, non staremo qui a far le pulci sulla cosa, perchè l’importante è che la notizia abbia cassa di risonanza.
Per una volta il fine giustifica il (pessimo) mezzo.

Oltretutto prima ho detto che non abbiamo un vero spirito nazional-popolare che ci unisca, e forse ho sbagliato, perchè per tutta domenica e pure lunedì, con eco a martedì, TUTTA L’ITALIA ERA SCHIERATA CON VALENTINO ROSSI, per il suo “scontro” con Marquez durante la gara, l’appoggio dello spagnolo, la ginocchiata dell’italiano, la penalizzazione, bla bla bla…..
Comunque, per 3 giorni abbondanti #IoStoConVale è stato l’ hashtag che reso l’Italia una nazione unita.
Politici, da ogni schieramento, attori, cantanti, giornalisti, (notare che non ho usato la parola artisti, perchè non ce ne sono), gente dello sport, dello spettacolo, imbianchini, giornalai, tramvieri, spazzini, piccioni.. insomma TUTTI.. a favore, sull’internet, di Valentino Rossi.

Non succedeva dai mondiali, credo.

Ma ora c’è il caso di Messina, un caso che tocca le persone da vicino, che tocca i bisogni basilari VERI della gente.
Qualcosa che sembra finalmente unirci in qualcosa di importante.

L’hashtag che l’Italia finalmente aspettava per dire ANCHE NOI POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA PARTENDO DAI SOCIAL.

Ho solo una paura: che la cosa si sgonfi troppo presto e passi di moda, prima di ottenere dei risultati veri.
Come ci son stati nelle altre nazioni, con gli altri hashtag.

Whos-afraid-of-twitter

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Anche Steek scrive cose di fantasia

A parte i miei sempre inutilmente ed orribilmente osceni titoli che non attirerebbero nemmeno un cieco che ha sbagliato a leggere in braille, devo ammettere che quanto dice il titolo è la pura, vera ed inquietante verità.

PREMESSA: la colpa è tutta di Aura Conte, scrittrice pubblicata, che ha avuto la malsana idea di tirarmi in mezzo all’idea di una “scrittura collettiva” di un racconto collettivo a tema horror sul sito 20Lines.
LINES… all’inglese.. come LINEE… che lo so che avete subito pensato a “lines” come assorbenti, che io non sono icaro e le ali non le ho.

Comunque, funziona così: Aura ha scritto il primo pezzo, l’incipt, del racconto “LA FORESTA” (cliccate e leggete, non siate timidi) e poi gente si accoda scrivere come va avanti la storia.
A me è toccata la terza parte  (ma solo perchè Gina mi ha battuto sul tempo obbligandomi a rifare quella che era la mia seconda parte).

MA ORA VIENE IL BELLO: come il titolo stesso del sito, il pezzo di racconto da pubblicare deve essere lungo massimo 20 linee, cosa che non avevo MINIMAMENTE preso in considerazione, lasciando quindi allo stato brado la mia immaginazione, e scrivendone praticamente il DOPPIO.
Ovviamente ho dovuto sfrondare un sacco di cose (a mio modestissimo parere) fighissime che avrebbero aiutato, chi sarebbe arrivato dopo di me, a visualizzare meglio gli avvenimenti.

OLTRETUTTO quel sito barbino di 20Lines ha deciso che gli sto sulle palle (lo so, non è l’unico, ma almeno lui l’ha dichiarato) impedendomi di pubblicare a mio nome e l’ha dovuto fare la paziente Aura che penso che abbia la sacrosanta voglia di darmi un pugno, ma che con grande dolcezza ha detto di preferire la versione lunga a quella corta e sfrondata obbligati a pubblicare.

ECCO PERCHE’ ora, io, qui, per voi, miei amati hutzini (dehehiho), pubblicherò io mio pezzo di racconto in tutta la sua limitata magnificenza.

PERCHE’ NESSUNO METTE STEEK IN UN ANGOLO.

Consiglio: per capire bene, leggetevi le prime due parti, QUI.

Dovevo essere svenuta di nuovo perché mi risvegliai appesa a testa in giù, per le caviglie. Come una preda.
Come una fottutissima preda.
A CHE GIOCO STAVAMO GIOCANDO.
Ero terrorizzata e questo terrore mi bloccava; oltretutto sentivo qualcosa scivolarmi in faccia, qualcosa di liquido.
Dischiusi appena le labbra e con la punta della lingua sentii subito quell’inconfondibile sensazione metallica che solo il sangue sa dare.
Non che sia una vampira che beve sangue abitualmente ma, hey, chi non si è mai morso un labbro in vita sua.

Il cuore mi batteva sempre più forte.
“Come diavolo ci sono arrivata qui? Chi era quel maledetto bambino? Da dove arriva questo dannato sangue” la mia mente continuava a domandarsi come in un loop infinito, e con le poche energie che mi sentivo, provai ad alzare la testa per capire l’origine del sangue.

Come avevo fatto a farmi questa ferita sul fianco?
Sembrava profonda ma curata, o per lo meno non stava più sanguinando ma era chiaramente fresca.
Avrebbe dovuto farmi male, ma niente. Come fosse stata anestetizzata.
“CHI DIAVOLO MI HA CURATO?!
COME CAZZO CI SONO ARRIVATA QUI?!” era il pensiero che più mi terrorizzava.

Maledizione.
Ci mancava che iniziasse a piovere; lo diceva Aigor di “Frankestein Jr” che sarebbe potuto andare peggio, ma non pensavo potesse aver ragione.
Almeno la pioggia iniziò ad attenuare quell’odore nauseabondo.
Il freddo diventò insopportabile, ma tutta quella tensione non riusciva nemmeno a farmi tremare.
Muovendo lo sguardo, nonostante fossi al contrario, finalmente capii cosa stesse puzzando così forte e vidi una carcassa di quello che sembrava essere un cervo mezzo mangiato e putrefatto.
Sicuramente da degli animali.
Spero.
“Dio mio, come l’hanno sembrato male” a stento trattenni un conato.

Di nuovo. QUEL RUMORE.

Mi bloccai, fingendomi svenuta, tentando ogni tanto di aprire gli occhi, ma la vista era offuscata dal sangue e dall’acqua che mi colavano sopra.

Sembrava essere una figura umana, eretta, anche se accovacciandosi sul cadavere del cervo inizio a sembrare più un orso.
Sentii il rumore di ossa rotte e carne lacerata e strappata da morsi.
Un orso, sicuro, ma un orso come avrebbe potuto legarmi così.
E poi, improvvisamente, una voce roca: “Lo so che sei sveglia”.

 


Signs? È No.

Non risponde? È No.
Vedremo/Vediamo? È No.
Ti chiama solo se ha bisogno? È No.
Non siete mai soli? È No.
Non risponde dopo il primo messaggio? È No.
Ti dice che deve mettersi a dieta quando lo/la inviti a bere e/o mangiare? È No.
Risponde solo e non scrive mai per primo? È No. (di @chiusaperferie)
Usa il cellulare continuamente quando uscite? È No. (di @chiusaperferie)
Ti racconta appena ti conosce la sua sofferenza per il suo ultimo amore? È No. (di @chiusaperferie)
Ti/lo/la invita/i fuori ma per un motivo o per l’altro non c’è? È No.
Siete amici? È No.
Non c’è comunicazione verbale? È No.
“Oh ma sentiamoci”. È No.

È No? È No.
What else? È No.

(potrei anche continuare.. ma mi sono rotto.. se ne avete anche voi, metteteli nei commenti.)

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