Il TWITTER Ad Personam (ovvero ORGOGLIO ANONIMO pt. 2 )


anonimo-1E’ una domenica di sole come qualunque altra.
No, non è vero, è una domenica dove finalmente non piove, quindi già una eccezionalità.
Comunque è una domenica, una di quelle che al 18 precise farà scattare la disagiante depressione domenicale da noia.
(si è capito che l’ho scritto di domenica?)

E’ una settimana o poco più che il tema ricorrente sui giornali è la questione degli anonimi, di Mentana, del suo grido di denuncia e del suo addio.
Da notare il grassetto sulla frase precedente, perché a parte qualcuno che ancora ci ironizza (anche in maniera divertente) non è che sia il tema predominante delle TimeLine; è una cosa a margine, che aleggia e di cui ogni tanto ci si ricorda.
Una di quelle cose che verrà dimenticata.
Mentre i giornali stanno montando e gonfiando un caso che mi risuona tanto come quegli articoli sulle tempeste magnetiche solari di una o due settimane fa, nei quali si diceva che avrebbero potuto far saltare i sistemi GPS.
Bubbole insomma.

E’ domenica, dicevo, e dopo il pezzo di Pierluigi Battista sul Corriere di qualche giorno fa e che mi ha ispirato ORGOGLIO ANONIMO, esce su Repubblica un articolo che secondo me si potrebbe benissimo chiamare “Twitter secondo Saviano”.
(anche qui, da leggere prima di andare avanti)

Come già detto per Battista, anche Saviano parla di cose alquanto vere sulla natura umana, ma trovo che comunque sia stata fatta un po’ troppa generalizzazione.
Come se ci fosse un cancro intrinseco e maligno che cresce e stia infettando tutto il sistema twitter tanto da doversi sottoporre a drastiche sedute di chemioterapia.
WRONG!
Non è un cancro, il fenomeno è paragonabile ad un eczema sul quale spalmare una pomatina.

Il primo paragrafo dell’articolo dell’autore di Gomorra è, purtroppo o per fortuna, ineccepibile, perché quello da lui de scritto è esattamente quello che succede sul Twitter, e che io per primo ogni tanto faccio più o meno inconsapevolmente.
A parte che avrei preferito che Saviano e il da lui citato Valentini avessero lasciato da parte la (mia adorata) Gialappa’s Band prima che vengano tirati in mezzo ad una questione che non li tocca nemmeno lontanamente, ma non posso negare che il paragone “Mai Dire” è assolutamente calzante.

Quello che forse Roberto nostro e tanti altri non sanno o non ricordano che l’idea su cui si basa Twitter è la domanda “Cosa stai facendo?”.
Domanda che si è andata perdendo nell’evoluzione degli anni e della comunicazione tramite web, nel quale (esattamente come Facebook) la gente viene invitata a dire i fatti propri rinunciando (o sputtanando) completamente la propria privacy.

E’ da questo che molti, come me, hanno scelto la strada dell’anonimato: per mantenere un briciolo di privacy senza doversi necessariamente privare di strumenti oramai entrati di prepotenza nella vita di tanti.
Di tanti ma non di tutti, perché per la maggior parte la gente ancora non sa manco come funzioni Twitter.

Ora, l’articolo continua parlando di REGOLE.
E a me viene da rispondere: QUALI REGOLE?!
Regolamentare un social network o l’internet in generale è come voler dosare l’ossigeno nell’aria per legge.
Qualcuno da fastidio e rompe le scatole?
Lo si bloccca, lo si segnala per spam (perché quest’ultimo non è solo fatto di link pubblicitari, ma il anche il solo dar fastidio), o si scrive al supporto di Twitter segnalando l’utente in questione con le motivazioni per il quale lo Staff di Twitter dovrebbe prendere provvedimenti.

Inutile riempirsi la bocca di “bullismo digitale” quando questa è una pratica anche orribilmente reale che esiste dalla notte dei tempi.
E’ condannabile e l’aborro pure io, ma come fai fermare un fenomeno del genere se non con una fantascientifica e orwelliana dittatura con annessa rieducazione mentale?
(verso la quale inizio a non essere così contrario, visto come stanno andando le cose in Italia e nel mondo)

Quindi il turpiloquio, l’insulto o l’aggressività costruiscono non una società più sincera ma una società peggiore. Sicuramente una società più violenta. I commenti biliosi degli utenti di Facebook e Twitter portano solo bile e veleno nelle vite di chi scrive e di chi legge.”

“La verità è che se ripeti in pubblico le fesserie dette in privato non sei onesto e gli altri ipocriti, sei semplicemente maleducato e in molti casi irresponsabile”

L’aggressività genera violenza, ma se qualcuno dice pubblicamente una immensa e preponderante cazzata, non si ha l’onere (e forse anche l’obbligo) a sottolineare che sia stata detta una cazzata?

Io dico sempre: “se tu hai il sacrosanto diritto di dire qualcosa, non ce l’ho anche io di commentarlo e/o criticarlo?”.
Il problema è a nessuno piace essere criticati, e spesso e volentieri la prima reazione violenta nasce da una critica ricevuta e che non è andata a genio.

Quando invece si parla di maleducazione come nel penultimo paragrafo, allora non si può fare molto. Si ha a che fare che degli emeriti imbecilli.
Teoricamente gli imbecilli vanno ignorati per non dare loro corda, cosa che in questo periodo non è stato fatto, dando loro una importanza ed anche una visibilità inutile!

Oltretutto portando anche ad a far accusare quelli che “nascosti per i loro motivi” non hanno mai fatto campagne denigratorie verso nessuno ma praticato del sano, puro, ironico e divertente cazzeggio.

Insomma, io non ho una chiusura prosaica a questo fiume di parole, come quella che ha fatto Saviano nel suo pezzo, andando a scomodare persino Enzo Tortora ed il concetto di “Calunnia come Omicidio”, perché non è ho l’ardire o qualunque altra qualifica per farlo.

Chiudo solo dicendo che una regolamentazione del mezzo è una cosa utopistica e che l’umana imbecillità è un qualcosa va combattuta ma che porta ad un loop infinito, non cessando essa mai di esistere.

anonimo-6


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